Shiatsu News 66 - giugno 2021

LO SH I ATSU COME R I SORSA 27 Shiatsu n ews n. 66 - Giugno 2021 levanza sociale e personale delle attività di aiuto, cura e affiancamento esercitate da diversi soggetti sociali, in particolare quelli di terzo settore e del volontariato or- ganizzato, ma anche quelli informali di vicinato e amicizia sociale, così come quelli associativi e comunitari, che co- stantemente ricreano il capitale sociale di una comunità locale. Questi ambiti generano inclusione, riconoscimento, coesione sociale e contengono molti processi degenerativi che possono avvitarsi in situazioni socialmente distruttive e conflittuali. Anche le attività culturali, artistiche, spirituali sono sta- te analizzate come capaci di creare coesione, vicinanza, fiducia sociale, senso e quindi contenere le percezioni di sfiducia, paura, ansia, solitudine, migliorando il senso di ap- partenenza e l’attesa di futuro. Esse dunque devono essere viste come processi sociali rilevanti per la creazione di be- nessere e processi salutogenetici in una comunità locale. Fra le attività che si pongono a cavallo fra il mantenimento dell’equilibrio personale nelle fasi di benessere e il ripri- stino durante le fasi di disadattamento, malessere, con- valescenza possiamo altresì annoverare diverse pratiche corporee (o di equilibrio mente-corpo) sia di provenienza “orientale” (come yoga, meditazione, Shiatsu, tai chi, ecc.) sia di provenienza “occidentale” (training autogeno, gin- nastica posturale, danza, immersione in ambienti natura- li, cura del giardino e dell’orto, pratiche di relax, ecc.). Tali pratiche (alcune di tipo organizzato e professionale, altre di tipo informale) costituiscono un ulteriore campo di “risorse di adattamento” che sarebbe utile riconoscere, valorizzare e utilizzare nei processi che favoriscono il benessere so- ciale e promuovono la salute. La dimensione ambientale ed ecologica è inoltre sempre più riconosciuta come basilare per un vivere sani e in sa- lute. Essa è legata al tema globale del clima e della tran- sizione climatica globale in corso, ma è altresì legata alla vivibilità, alla sicurezza urbana, alla caratterizzazione sto- rica e simbolica dell’abitare, in una stretta connessione fra salubrità e significatività culturale. È interessante notare come lo Shiatsu non rientra solo nel campo delle pratiche corporee individuali, ma che esso tende ad intrecciare il suo farsi anche con le altre tre di- mensioni, in particolare allorché la sua attività sociale e di volontariato lo porta a sviluppare legami e reti sociali con diversi ambienti di vita; esso inoltre ha una vocazione verso la dimensione simbolica e culturale, evidenziata in diver- se occasioni. Esso quindi può ulteriormente valorizzare la sua incidenza attraverso opportune sinergie con artisti e operatori culturali di sicuro spessore. La pratica Shiatsu ha inoltre una spiccata attitudine a costruire e operare in ambienti di vita che trasmettono armonia, profondità, spiri- tualità, ma esso potrebbe altresì trovare occasioni di unirsi a significative azioni di benessere urbano. Lo Shiatsu si può quindi porre come una risorsa di adattamento non solo personale, ma anche di rilevanza collettiva e comunitaria, sempre se saprà agire di concerto con altre forze attive nei territori e nelle città. È inoltre importante segnalare che il vero salto che la pro- mozione della salute/salutogenesi immagina e suggerisce è quello di estendere gli interventi a tutte le condizioni di vita attraverso un costante impegno collettivo. Molte pra- tiche di benessere sono oggi viste solo in un’ottica di prefe- renze prettamente individuali e distintive, ma per marcare la loro utilità anche in termini “di popolazione”, ossia come contributo al benessere sociale, corporeo e mentale di intere collettività, esse devono far parte di un’azione col- lettiva concertata, sistematica e di lungo periodo. Per far questo è necessario che esse siano conosciute e utilizzabili (sempre in modo volontario) da ampie fasce di popolazio- ne, superando barriere e discriminazioni di accesso. Solo in questo modo si possono avere ampi e duraturi benefici collettivi, capaci di incidere sui dati di malattia, malessere, qualità di vita, durata di vita e quindi, potenzialmente, ri- ducendo il burden of disease (ossia il peso della perdita di qualità di vita nei periodi di malattia, soprattutto cronica, che occupano lunghi periodi della vita) e i conseguenti costi legati alla non-autonomia, cronicità prolungata, assistenza “totale” e istituzionalizzata, solitudine e così via. Per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario cre- are nuclei attivi e professionali di promozione dalla salute situati nei quartieri, coordinati a livello territoriale/comu- nale, aventi il compito di sviluppare azioni e progetti socia- li capaci da dare una configurazione a queste “risorse di adattamento” comunitarie e insieme lavorare sugli ambiti della formazione e comunicazione. In una prospettiva che volesse intervenire in modo ampio e di lunga durata per sanare le ferite inferte e tutti e a ciascuno dalla convivenza col virus Sars-CoV-2, si dovrebbe quindi concepire e organizzare una nuova area di un conti- nuum di salute che comprenda aspetti pre-medicali, salu- togenetici e di adattamento oggi frammentati e mancanti (o agibili solo individualmente e per pochi) attraverso un investimento lungimirante realizzato da e con delle comu- nità locali innovative , capaci di far dialogare le componenti politico-istituzionali con quelle operanti nel campo della rigenerazione della salute e della qualità di vita. Riferimenti: Antonowsky A., The salutogenic model as a theory to guide health promotion , “Health Promotion International” 1996; vol 11, 1: 11-18. Mittelmark M.B., Sagy S., Eriksson M. et al., eds, The Handbook of Salutogenesis , Switzerland: Springer; 2017.

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