Shiatsu News 50 Dicembre 2015

17 n. 50 - Dicembre 2015 al la radice . . . se a partire dal I secolo a.C. i primi templi furono costruiti secondo lo stile e l’architettura indiana, secondo lo schema di base, che vede il vihara DI¿DQ- cato dal reliquiario chiamato pagoda e dagli alloggi dei mo- naci. Secondo l’uso cinese i templi furono ampliati, dotati di cor- tili interni, e con l’afferma- zione del Buddhismo ch’an , ovvero lo zen cinese, essi as- sunsero la ‘struttura delle set- te parti’: il vihara ; una sala del Dharma, una sala detta Pura Terra Occidentale rappresen- tante il paradiso terrestre; gli alloggi dei monaci; un deposi- to; i servizi igienici e un enor- me portone d’entrata, simbolo della demarcazione tra sacro e profano. In Giappone venne mantenuta fondamentalmente l’architet- tura cinese e i medesimi edi- ¿FL O¶ KRQGŮ H R EXWVXGŮ che corrisponde al vihara indiano, il NRGŮ O¶HGL¿FLR SHU OD OHWWXUD la pagoda , ovvero il reliquia- rio, mon, il cancello d’ingresso e lo VKŮUR , la struttura aperta che ospitava la grande campa- na, le cucine, i servizi igienici. Con il termine 6LFKL GŮ JDUDQ , viene indicata ancora oggi la struttura dei maggiori templi e monasteri della Tradizione Zen 6ŮWŮ L VHWWH HGL¿FL FKH FRP- pongono il complesso: Hatto , sala del Dharma; 6ŮGŮ , sala dei monaci; Butsuden , sala del Buddha; Kuin , cucine; Tosu , i servizi igienici; San Mon , in- gresso principale; Yokushitsu , i bagni. La disposizione degli HGL¿FL q WDOH GD DVVRPLJOLDUH alla struttura del corpo uma- no; al centro la linea orizzon- tale che collega il 6ŮGŮ e le cucine, la sala del Buddha ne rappresenta il cuore, mentre JOL DOWUL HGL¿FL VRQR OH JDPEH e la testa. Il Sodo Sedendo o giacendo, dovremmo agire in accordo con gli altri monaci. Lo stesso può essere detto per molte altre azioni. Per tutto il tempo che ci è concesso di vivere, dovremmo vivere una vita pura in un monastero Zen. 6 Sia in Cina 7 che in Giappone lo Zen diede particolare im- SRUWDQ]D DO 6ŮGŮ OD VDOD GHL monaci. Luogo adatto a “pro- muovere la collaborazione tra i praticanti che vivono insie- me (...) se riteniamo che nel 6ŮGŮ VL SUDWLFKL VROR ]D]HQ H nient’altro, siamo orientati in un modo che contrasta pro- fondamente con il nucleo es- senziale della pratica.” 8 Come sottolinea Eko Hashimo- to Roshi 9 il 6ŮGٱ 6Ů monaco e GŮ , luogo – diventa nello Zen 6ŮWŮ LO OXRJR LQ FXL OH D]LRQL della vita quotidiana sono pra- ticate in accordo con la Via dei Buddha e dei Patriarchi, dove si riuniscono pratica ed illumi- nazione, una vita dopo l’altra, VHQ]D ¿QH $OO¶HSRFD LQ FXL (LKHL 'ŮJHQ =HQML FRVWUXu LO SULPR 6ŮGŮ del *LDSSRQH QHO WHPSLR GL .RVKŮ ML HJOL VSLHJz FRVu OD QHFHVVLWj GL HGL¿FDUH TXHOOR VSD]LR “Il 6ŮGŮ q YHUDPHQWH QHFHVVD- ULR DOOD SUDWLFD GHL PRQDFL q il luogo in cui i monaci vivono insieme e insieme praticano senza sosta, giorno e notte; q PLR YLYR GHVLGHULR FRVWUXLUH XQ VRGR DI¿QFKp VL SRVVD VSH- rimentare questo stile di vita.” Diviso in due sale, QDLGŮ e JDLGŮ , ognuna delle quali è suddivisa ulteriormente in quattro settori chiamati se- condo i punti cardinali, il 6ŮGŮ è arredato con degli VKŮ , strutture a 40 cm da terra, che contengono un certo nu- mero di tatami in paglia di riso e che consentono ai monaci di praticare zazen 10 , mangiare

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