Page 28 - Shiatsu News 41 - settembre ottobre 2013

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icordo bene questo epi-
sodio da uno dei van-
geli. Quando negli anni
sessanta ho cominciato a inte-
ressarmi di buddismo ho fre-
quentato a Roma un gruppo
guidato da Diana Valentini.
Era stata una maestra di scuo-
la montessoriana, e ogni tan-
to citava questo episodio del
vangelo. Intendeva dimostra-
re che nel cristianesimo anti-
co ci fosse una credenza nelle
vite passate. Infatti, se si na-
sce una sola volta, non si vede
quale colpa si possa avere. Giu-
stamente si chiedeva per qua-
le motivo avessero chiesto se la
colpa era del cieco o dei geni-
tori, visto che l’uomo era nato
già cieco. La maestra Valentini
usava di proposito questo epi-
sodio quando l’Italia era anco-
ra pre-buddista e pre-reincar-
nazionista.
La Valentini credeva che si do-
vesse evolvere liberandosi del
cattivo karma delle vite prece-
denti. Solo così si sarebbe po-
tuti entrare nel sentiero, e per
mezzo della pratica, uscire dal
samsara per accedere, poco a
poco, al nirvana.
Comunque, per quanto riguar-
da il koan, la domanda é molto
semplice: “Se cammino per la
strada e mi cade un vaso in te-
sta è colpa mia? Era scritto nel
mio karma, o destino, che do-
vesse cadermi un vaso in testa,
o Dio mi ha voluto inviare un
messaggio per farmi cambia-
re vita, facendomi andare in
ospedale a riflettere sulla mia
esistenza?”.
Un discepolo mi disse che la
sua scelta di venire a praticare,
benché fosse già un allievo d’al-
pinismo, era maturata durante
un lungo ricovero in ospedale
per un incidente di moto. Nel
caso del cieco presentato a Cri-
sto, Dio avrebbe potuto decide-
re di farlo nascere cieco, affin-
ché da quel handicap nascesse
la volontà di guardare in se
stesso e di liberarsi. C’è chi in-
vece crede che la cecità dipenda
dal karma delle vite preceden-
ti. Così è per chi nasce povero o
ricco, chi nasce bello e chi brut-
to, altri intelligenti, altri ancora
stupidi, chi muore presto e chi
tardi: tutto dipende dal karma.
A chiunque può essere venuta
la domanda posta a Cristo, o al
maestro zen: “Perché mi é suc-
cessa questa disgrazia? E colpa
mia o è stato deciso altrove?”.
Se fosse come dice la poesia:
Non si muove foglia che Dio non
voglia
”, si dovrebbe stare tutti
buoni, senza fare domande e
accettando, come uno stereo-
tipo fatalista, tutto ciò che Al-
lah ha deciso per noi. Vorremo
sapere se c’è un determinismo
dovuto alle vite precedenti, o
almeno da quando si nasce, che
elargisce premi o punizioni,
oppure, come afferma Nisar-
gadatta, se nell’ovulo feconda-
to è già scritto il film di tutta la
vita. Cristo risolve la questio-
ne dicendo che è Dio a decide-
re così. Ma la voce s’intromette:
uno scaricabarile ancora mol-
to usato
”. Succede che, quando
non si trovano spiegazioni ra-
gionevoli, ci si
appelli al fato,
o alla provvi-
denza di Dio
sperando nel-
la sua prote-
zione. Molti
si comportano
così di fron-
te ai problemi
de l l ’e s i s t en -
za, non soltanto cristiani o mu-
sulmani, ma tutti quelli che si
trovano di fronte problemi in-
sormontabili. La stessa doman-
da di Cristo viene posta al ma-
estro, il quale ha due risposte:
prima dice che dipende da Dio,
e poi che Dio è un pezzo di car-
ta igienica usata. La voce ester-
na dice che la seconda è una
risposta esagerata, e lo dice ad-
dirittura con due gi. Invece,
ciò che è importante, siccome
il koan è tutto qui, è l’impossi-
bilità, di fronte a questi oppo-
sti, di riuscire a dire: questo è
giusto, quello è sbagliato. Dal
maestro, che prima dà una ri-
sposta e poi un’altra opposta, il
pragmatico buddista pratican-
te vuole sapere: “D’accordo, ma
adesso che cosa devo fare?”. È
proprio della nostra scuola, di
fronte al Buddha che si È risve-
gliato, chiedere: io, per risve-
gliarmi, che devo fare? Creder-
ci non è sufficiente. Si dice che
per riuscirci, il Budda sia sta-
to seduto sotto un albero per
settimane, a seconda delle tra-
dizioni. Così, il monaco zen,
prendendo esempio dai mae-
stri come Bodhidharma, siede a
gambe incrociate e non si muo-
ve finché non ottiene il risve-
glio. Comunque, queste sono
le domande che si pone chi ha
fatto l’illuminazione, come chi
non l’ha fatta. Chi riesce nell’il-
n. 41 - Settembre 2013
NEWS
Qualunque tipo
di attaccamento
fa vivere nella confusione,
incapaci di scegliere,
momento per momento,
quanto la vita presenta
CASO N°
18