Page 10 - Shiatsu News 41 - settembre ottobre 2013

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e a volte si stacca il contatto fisico per mantenerne
uno affidato al respiro e alla concentrazione) mi in-
curiosii. Inoltre appresi da lui che era di tradizione
Shinto e che quanto faceva veniva da lì.
Dello Shinto sapevo poco o nulla. Avevo letto una
traduzione del Ko Ji Ki (Il Libro delle Cose Antiche),
un testo mitologico sull’origine del mondo. Sapevo
anche che mentre lo Zen e altre scuole buddiste
erano ormai ben conosciute anche in Occidente lo
Shinto invece era difficilmente penetrabile per gli
occidentali. Che il mistero della “Energia Perduta” si
fosse nascosto lì? Cominciai perciò a fare qualche
domanda a Kishi. Il quale da buon giapponese
sorrideva e svicolava. “Mmm... domanda intelli-
gente... ma Kishi non così intelligente....” “mmmm...
non so... forse se vieni in Giappone...”. Alla fine
dopo il terzo “mmmm... non so... forse se vieni in
Giappone” dissi “ok... quando si parte?”
Così nel 2005 feci questo periodo di “Hara Training”
come lui lo chiamava con un variopinto gruppo.
Una trentina di persone provenienti da tutto il mon-
do esperti di Shiatsu e praticanti Seiki. Il programma
prevedeva qualche giorno in montagna presso un
santuario Shinto per pratiche di purificazione e poi
l’ingresso alla Oomoto di Ayabe e Kameoka.
La Oomoto è una scuola Shinto famosa perché
ne fece parte Morihei Ueshiba fondatore dell’Aiki-
do. Tra le sue particolarità si trovano l’importanza
conferita alle Arti (“L’Arte è la madre della Religione”
affermava Onisaburo Deguchi uno dei due fonda-
tori) e la speciale apertura verso gli stranieri. Alla
Oomoto si sostiene infatti che le Arti tradizionali del
Giappone vadano praticate e conservate ma per-
ché siano trasmesse a tutto il mondo. Infatti a noi
durante quel soggiorno fecero praticare: Cerimo-
nia del The, Ceramica, Rohei (canto), Norito e Chin-
kon (sono forme di meditazione), Aikido e Waraku
oltre al Seiki e allo Shiatsu.
Ed è così che fui folgorato dal Waraku. Maeda fece
una dimostrazione con movimenti rotondi e a spi-
rale, armonici, potenti ed eleganti accompagnati
da suoni, a mani nude e con una spada di legno.
In più ci mostrò una tabella colma di simboli in par-
te incomprensibili ma in parte molto chiari.
Avevo visto qualcosa che non aveva a che fare nul-
la con il Chi Kung o lo Yoga né con altre discipline o
arti marziali ma era altrettanto completo e solido.
Incredibile. Dove si era nascosto tutto ciò fino ad
ora? Ero finalmente entrato in contatto con quelle
pratiche delle quali avevo sempre sospettato la
presenza in Giappone ma mai concretamente in-
contrato?
A distanza di otto anni (spesi a studiare intensa-
mente Waraku) posso rispondere.
Sì, il Waraku è frutto del Kotodama. Si tratta di un
codice che si trova alla origine di un approccio
potentemente energetico che può essere appli-
cato per scopi meditativi, curativi o di protezione
e difesa. Pertanto Maeda Sensei spiega come nel
cuore dello Shinto vi siano radici che permettono
di accedere attraverso precise pratiche alla consa-
pevolezza e alla conoscenza della energia da lui
chiamata “Shinryu (Drago Divino)” e che è quella
che scorre nei meridiani e negli tsubo. Perciò alla
fine la risposta alle mie domande l’ho trovata.
Quel che ancora non so è perché fino ad ora in
occidente di tutto questo nulla sia arrivato. Una
risposta indiretta a tutto questo Maeda però l’ha
data quando ci ha detto che dal 2000 hanno avuto
il permesso di diffondere il Waraku.
Chi esattamente abbia dato il permesso non so.
La mia sensazione è che queste fossero pratiche
interne che fino ad oggi non erano state divulgate
pubblicamente.
Ora però i tempi richiedono questa apertura.
Finisco ricordando che se oggi siamo qui a studia-
re queste pratiche lo dobbiamo anche a Flavio Pa-
padia e Jean Luc Bertschy che mi furono compagni
nel viaggio in Giappone con Kishi Sensei nel 2005
e decisero che in fondo darmi una mano poteva
anche avere senso e interesse.
Inoltre occorre pensare a Nicola Colao che si è
recato dal 2006 almeno dieci volte e forse più in
Giappone per apprendere il Waraku.
E infine ringrazio Daniele Haronobu Giorcelli, ide-
atore del Gengo Shiatsu oltre che insegnante di
Yoga e Luigi Avirbhav Gargiulo, fondatore del Mizai
Shiatsu oltre che insegnante di Aikido. Tutti e due
hanno ritenuto di seguire lo studio del Waraku. La
nostra conoscenza e familiarità si sono così appro-
fondite e perciò ho chiesto e facilmente ottenuto il
loro aiuto nel tradurre e riordinare questa intervista.
A loro volta spiegheranno poi l’importanza che il
Waraku ha avuto e le relazioni con gli stili di Shiatsu
che praticano.
E ora finalmente lascio la parola a Maeda Sensei.
n. 41 - Settembre 2013
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